Si è svegliata la signora Merkel?

di Alberto Bradanini pubblicato il 05/11/16

Dopo l'affaire Aixtron, il ministro dell'Economia di Berlino, Sigmar Gabriel, ha chiesto pari condizioni per le imprese tedesche in Cina.

Ora che la Germania è colpita dalle possibili reazioni cinesi alla sua decisione di chiaro stampo protezionistico - il capitalismo non conosce frontiere, Signora Merkel, e non è buono solo quando fa gli interessi tedeschi - è anche possibile che la Commissione Europea si muova a tutela del principio di reciprocità del commercio e negli investimenti, in Cina e in Europa.

 

Si dovrebbe rilevare in parallelo che Angela Merkel era forse distratta da altre priorità quando la concorrenza cinese spazzava via le piccole e medie imprese europee (in particolare italiane) e la solidarietà europea avrebbe potuto evitare quella desertificazione industriale che sta mettendo in ginocchio diversi paesi, tra cui l'Italia. Il governo tedesco non solo ha imposto (i funzionari di Berlino sono ovunque a Bruxelles) una strategia europea verso la Cina centrata escusivamente suoi suoi interessi (la Germania è l'unico paese UE ad avere una bilancia commerciale con la Cina in pareggio, e con investimenti laggiù assai remunerativi), ma sorge il dubbio che le difficoltà del tessuto industriale italiano, che molto sono dipese dalla concorrenza cinese, siano state sfruttate dagli imprenditori tedeschi per fare shopping a buon mercato in territorio italiano, rafforzando sia l'economia tedesca che il profilo politico della Germania: l'insistenza con la quale Berlino - invece di investire in una futura unione politica del Vecchio continente - continua a reclamare un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ne è un'ulteriore evidenza.
 

Chi di spada ferisce, di spada perisce, verrebbe da dire, ma non basta certo questo. Forse qualcuno in Europa potrebbe alzare il dibattito politico e mettere sotto accusa le pericolose mire di Berlino, affinché il sogno dell'Europa non perisca definitivamente sotto il disegno egoista e distruttivo di una Germania disfattista.



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