Italia e Cina, conoscersi meglio per crescere insieme

di Alberto Bradanini pubblicato il 15/11/16

Il testo del discorso pronunciato dall'Ambasciatore Alberto Bradanini durante il simposio organizzato dal CSCC presso la Camera dei deputati l'8 novembre scorso

 

Benvenuti alle personalità e a tutti i presenti.

La ragione per la quale siamo qui a parlare - ancora una volta - di Cina è semplice: la sua crescente importanza politica, economica, strategica. Dal momento che economia e commercio ricoprono un ruolo centrale per le nostre nazioni, ricordiamo che la Cina – solo un dato - è il primo partner commerciale per 140 paesi al mondo, e il secondo per quelli rimanenti.
La Cina - patria di una civiltà che ha trasmesso al mondo un patrimonio culturale straordinario sulla concezione del mondo e della convivenza tra gli uomini - vive in questo periodo una grande effervescenza.
Nei pochi minuti a disposizione, più che toccare i tanti aspetti di contenuto che meriterebbero la nostra attenzione, intendo affrontare un problema di metodologia: la conoscenza è alla base dell’azione. Per agire bene occorre prima conoscere e possibilmente capire, ancora più in un mondo globalizzato dove la competizione nelle sue diverse forme è ovunque.
 

Il Centro Studi sulla Cina Contemporanea ha organizzato questo Simposio con l’obiettivo di stimolare una riflessione sulla conoscenza della Repubblica Popolare Cinese. Un campo questo, la conoscenza sistemica della Cina da parte dell’Italia, che dovrebbe coprire politica, economia, scienza, cultura, turismo, e così via, all’insegna della profonda amicizia che nutriamo verso quel grande paese che è la Cina.
Faccio appello a coloro tra i presenti che fossero interessati a conoscere e lavorare sulla Cina, affinché aderiscano al Centro Studi aiutandoci a generare e trasferire conoscenza ed esperienza sulla Cina.
È pensiero corrente che la Cina conosca meglio l’Occidente, di quanto l’Occidente conosca la Cina. L’Italia dunque, che non fa eccezione, conosce poco la Cina. Eppure, la Cina conosce ancora meno l’Italia, sebbene vi siano alcune personalità, tra le quali quelle qui presenti, che invece conoscono l’Italia. Si tratta però di eccezioni.
L’Italia d’altro canto si sforza di conoscerla, talvolta in forma scomposta, ma cerca di farlo. Ne sono testimonianza le tantissime iniziative che hanno luogo ogni giorno nel nostro Paese. Quella di oggi alla Camera dei Deputati, una seconda il giorno 11 novembre sempre in Parlamento, nelle diverse Università, nel mondo del business e della cultura.
 

In Cina invece l’Italia è un argomento di discussione solo in superficie: l’inaugurazione di un negozio di Moda, la visita veloce di un Ministro, l’apertura di una fabbrica con investimenti italiani (sempre meno per la verità), mai un soggetto di discussione in forma strutturata.
Con tutto il rispetto che merita l’antica saggezza cinese, oggi non è più vero quel proverbio che dice ”l’acqua lontana serve a poco per un fuoco vicino”, poiché viviamo tutti nello stesso villaggio.
Forse, a Pechino, all’Accademia delle Scienze Sociali, o in alcuni Centri di ricerca, c’è qualcuno che studia l’Italia, sostanzialmente isolato tuttavia, senza collegamenti sistemici con l’Italia.
La ragione dello scarso interesse in Cina per una conoscenza meno episodica dell’Italia è che l’Italia viene data per scontata. Un po’ perché oggi non è la Cina a dover chiedere ma siamo noi italiani ad essere demandeur.
 

La Cina ha ottenuto quel che cercava con l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale per il Commercio nel 2001. È invece l’Italia a cercare un riequilibrio, nel commercio (il disavanzo strutturale è vicino ai 20 miliardi di euro) e negli investimenti (quelli italiani in Cina sono molti di più e creano lavoro, mentre quelli cinesi in Italia sono minori e prevalentemente speculativi, borsa e BTP).
L’altra ragione è che quello che le interessa dell’Italia, la Cina pensa di ottenerlo a Bruxelles. L’UE è infatti competente per gli accordi commerciali con paesi extraeuropei, in specie quelli che interessano la Cina (oggi quello sulla Protezione degli Investimenti e in prospettiva quello di Libero Scambio), il MES, le procedure antidumping, l’Embargo sulle Armi, e altro ancora.
L’Italia si trova in Europa, cari amici cinesi, o meglio in Europa non vi sono solo i cosiddetti paesi forti, Germania in primis, che prima o poi del resto dovranno risarcire il danno che stanno arrecando agli interessi e agli ideali di un’Europa Unita.
 

L’Italia è la seconda potenza industriale d’Europa, dopo la Germania, la settima/ottava economia al mondo, con una forte capacità di ripresa, un PIL di oltre 30.000 euro pro-capite (la Cina crescerà certo, ma è ancora a quota 8.000).
Se l’Italia ha successo, dunque, anche l’Europa ha successo. Se l’Italia fallisce, anche l’Europa fallisce, e con essa la prospettiva di costruire un mondo multipolare di cui sentiamo tutti grande bisogno.
 

In diversi settori industriali la complementarità tra Italia e Cina è ancora forte. Se unissimo le forze, ad esempio nello sviluppo della cosiddetta "Industria 4.0", i ritorni sarebbero straordinari per entrambi i paesi. L’operosità cinese, la sua determinazione, la voglia di costruire il futuro per le generazioni a venire, insieme all’ingegno e alla creatività italiani darebbero grandi frutti.
 

Verso la Cina e la sua grande civiltà nutriamo rispetto profondo, e siamo ammirati per gli straordinari successi raccolti in pochi decenni. I rapporti politici poi sono eccellenti.
Dunque, caro Ambasciatore Li Ruiyu, cari amici cinesi, converrebbe molto ad entrambi che la Cina ci prendesse maggiormente sul serio.
 

Termino con un doppio auspicio:
Il primo, che anche in Cina nasca presto un Centro Studi sull’Italia, che sarebbe un interlocutore privilegiato del nostro Centro Studi. Potremmo così - come diceva Confucio - conoscerci meglio per agire meglio, nell’interesse delle due parti.
Il secondo è che Cina e Italia, tramite le rispettive economie, possano studiare un nuovo modello di cooperazione in una visione di orizzonte lungo. Un gruppo misto di riflessione, composto da esperti, economisti, ricercatori, PMI, mondo dell’agro-business, della salute, della tecnologia avanzata dei due paesi, potrebbe cercare di capire la strada da percorrere per una migliore integrazione tra i due sistemi economici, e generare maggiori benefici in un mondo così competitivo.
Il Centro Studi sarebbe in tal caso felice di collaborare.

Grazie per l’attenzione e buon lavoro a tutti.



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