Benaquam porta le terme in Cina

di Flavia Lucenti pubblicato il 01/12/16

Tra i nuovi consumi della classe media e medio-alta cinese, quelli relativi al benessere e alla cura del corpo rivestono un'importanza sempre maggiore. E così anche gli impianti termali, che pochi di noi associerebbero alla Cina, iniziano a traovare spazio nei nuovi mercati della seconda economia del Pianeta. Benaquam, un'azienda italiana con 45 anni di esperienza nel settore la cui mission è quella di sostenere una "cultura dell'acqua" che, oltre che a soddisfare i bisogni dei suoi committenti, "assolva anche a una funzione sociale di eco-sostenibilità in relazione alle soluzioni adottate", è in prima fila nello sviluppo del termalismo nella Repubblica Popolare. L'amministratore unico di Benaquam, ingegner Giovanni Gurnari, ci ha concesso questa intervista per raccontarci caratteristiche e prospettive del fenomeno terme in Cina.

 

Ingegner Gurnari, lei si occupa di ingegneria termale: esiste una tradizione termale cinese? Da che cosa è stata dettata la sua scelta di legare Benaquam al mercato cinese?

Esiste una lunga tradizione di utilizzo delle acque termali in Cina. Se ne fa menzione in molti testi, anche antichi, e l'iconografia al riguardo è molto interessante. Io ci sono arrivato nove anni or sono a seguito di un congresso, nella provincia del Guangdong, della Federazione di cui sono Vice Presidente, la FEMTEC (www.femteconline.org). Subito dopo sono stato contattato da alcuni dirigenti del Turismo e da lì è nata la mia esperienza anche di lavoro, in quanto FEMTEC è una organizzazione non governativa e per la parte tecnica e tecnologica utilizza il nostro know-how. Da molti anni sono Presidente della Commissione Tecnica di FEMTEC: ciò mi ha consentito di divenire il riferimento in materia termale per tutta la Cina, Paese per il quale ho la delega.

 

Parlando di opportunità di cooperazione tra il mercato italiano e quello cinese, lei sostiene che l’Italia, con il suo know-how in un settore come quello termale, ben si colloca tra le piccole-medie imprese cinesi, che spesso hanno le risorse economiche ma non le conoscenze. La Cina è pronta a seguire il modello italiano per incrementare l’industria termale?
 

Direi di si; la richiesta viene dal mondo politico cinese. Gli italiani sono portatori della tradizione delle Thermae romane e pertanto sono preferiti, anche riguardo alla nostra cultura in questo complesso tema, rispetto agli altri europei. Le opportunità ci sarebbero, ma non sono facili da comprendere nella loro dinamica se non si hanno partner locali totalmente impegnati in quest'ambito.

 

Quello termale potrà rientrare tra i settori dei nuovi consumi della classe media cinese? In base alla sua esperienza di imprenditore, come e quanto rapidamente stanno cambiando questi consumi?
  

La società cinese è in rapida trasformazione e le dinamiche che la caratterizzano sfuggono a ogni analisi socio-economica. Chi come me si reca in Cina praticamente con cadenza mensile, nota che ovunque in questo paese i cambiamenti sono tanto enormi quanto rapidi. Il nostro settore è cresciuto in pochi anni con numeri impressionanti, anche se ciò non significa che ha fatto crescere il trade con l'Europa. Tuttavia è importante notare quanto oggi sia forte la domanda di competenze e di tecnologia riguardo al turismo, essendo questo un settore di sviluppo in Cina. Le strutture termali di grande dimensione, ad esempio, attualmente esistenti in Cina sono oltre 10.000 e gran parte di queste non esistevano otto anni fa. Complice, l'interesse diffuso verso questa forma di benessere/vacanza, ma anche un diverso costume sociale, e aggiungerei un cambio politico. Si è iniziato a riscontrare di fatto una volontà politica volta a finanziare l'incremento dell'azienda "wellness", che è il riflesso di una diversa condizione di una buona parte della popolazione cinese. Credo che non sia prematuro parlare già oggi di una seconda fase del settore turistico in Cina in cui si mira all'aumento della qualità dei servizi e dei contenuti - dove la domanda verso l'Europa sta aumentando - poiché si cerca il know-how.

 

Assieme al settore termale potrebbero essere usati anche i procedimenti di cura tipici della medicina tradizionale cinese, per attrarre di più il mercato interno?
 

FEMTEC ha un compito preciso dettato anche dal Piano decennale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, WHO: favorire l'integrazione tra medicina occidentale e medicina non convenzionale. Quale mezzo migliore dell'uso sapiente dell’acqua minerale e termale per questa integrazione? L'obiettivo è di favorire il processo evolutivo del turismo per la salute. Ciò si sta coniugando perfettamente con altri due obiettivi. Il primo, i cinesi hanno interesse a diffondere la cultura della Medicina Tradizionale Cinese. Due, gli Occidentali sono sempre più attratti dai rimedi naturali (fitoterapia, agopuntura, ecc).

 

Non teme la concorrenza cinese nel suo settore? Le imprese cinesi hanno a disposizione risorse finanziarie di molto superiori a quelle italiane.
 

I "locali" mi hanno insegnato ripetutamente che la cultura imprenditoriale tuttora è caratterizzata dal CTC (Copy To China). Copiare la cultura e l'esperienza tuttavia è molto difficile, anche per i cinesi. Tutti vorrebbero impadronirsi del knowledge di cui sono portatore, ma obiettivamente non è semplice. Peraltro, data la mia posizione istituzionale in FEMTEC (braccio operativo ufficiale di WHO) devo confermare che i cinesi hanno un profondo rispetto di quello che avviene in ambito dell'Organismo internazionale per la Salute.
Se dunque è vero che molti gruppi cinesi hanno risorse per noi inimmaginabili, va anche tenuto conto che questi si confrontano con l'esistenza di una crisi che li costringe a continui e progressivi tagli sugli investimenti, con particolare attenzione alla reddittività immediata.
Devo anche confessare che una rilevante quota di Benaquam è posseduta da due diversi gruppi cinesi, mente la nostra Azienda è partecipata in una delle rare società cinesi di settore, controllata direttamente dal Ministero del Turismo nazionale. Il tutto comunque è avvenuto per volontà della PRC.

 

Quali sono stati i principali ostacoli che ha dovuto affrontare nella sua attività in Cina? Per imprenditori di settori come quello di cui lei si occupa, la Cina continuerà a offrire opportunità, oppure fattori come la distanza geografica e culturale o le barriere regolamentari, rendono la Cina un mercato oggettivamente (troppo) difficile per le piccole e medie imprese italiane?
 

Gli ostacoli sono giornalieri anche in una situazione favorevole come la nostra.
Una grande barriera è costituita dalla lingua: il linguaggio tecnico che normalmente utilizziamo è complesso e spesso non trova adeguata preparazione nemmeno da parte dei migliori traduttori. Inoltre, le differenze culturali e concettuali sono tante e non facili da superare: se in Italia la tradizione e la cultura del termalismo sono molto diffuse, per i cinesi di oggi rappresentano una novità, seppure si rinvenga una certa tradizione, ma che è stata interrotta per molti decenni. Attualmente, in Cina, l'utilizzo delle migliori risorse termali è destinata ad aquapark, mentre la nostra mission (ed il loro interesse) è focalizzato sull'uso preventivo e curativo per la salute e su un benessere di qualità misurabile. Il mercato cinese è maturo per nuovi indirizzi (lenti, ma costanti) e chiede l'apporto di conoscenze e tecnologia di cui i cinesi non dispongono come invece vorrebbero. Rimane tuttavia, un mercato difficile e la maggior parte delle aziende e dei produttori europei non sono preparati nella pratica a operare con un comparto di nicchia come il nostro. Per fare un esempio, alcuni dei potenziali produttori nostrani aspirano ad entrare in quel mercato ma di fronte ad una richiesta di forniture "CIF" non sanno nemmeno da che parte cominciare! In questo senso ho avuto grandi delusioni e spesso sono stato messo in imbarazzo proprio da quelle aziende che avrei voluto introdurre in un mercato che vale molti milioni di euro di forniture annuali. Un conto è parlare di trade con la Cina, altro è essere preparati per affrontare un mercato per molti versi diverso da altri. Non si deve infatti dimenticare che tutti i cinesi hanno nel DNA una componente che a noi ancora spesso manca: il fiuto e la capacità commerciale.
In ultimo, quando si parla di commercio in Cina, è necessario considerare talune problematiche doganali e una logistica non proprio semplice. Eppure noi continuiamo a provarci, senza alcun sostegno da parte della politica e dall'economia industriale nostrana.



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